La mia paura di essere un Cittadino Europeo

Credo di doverti qualcosa, dopo stasera. Al di là del maglione che mi hai regalato – splendido, ma non avevo dubbi – c’è qualcosa che dimostri di aver afferrato alla perfezione. Ed il bello è che non saprei dirti neanch’io di cosa si tratti. Mi hai detto che ogni tanto chino il capo, resto in silenzio e si vede, che sono in cerca di comunicazione mentale, di empatia. Perché alla fine i discorsi mi snervano sempre, quello che ho in testa corre troppo velocemente per essere espresso a parole; per questo mi chiudo, perché mi fa rabbia non riuscire a padroneggiare i miei pensieri.

Ma sai qual è la cosa assurda? Che stasera, mentre mi spiegavi i miei comportamenti e i miei errori, mentre mi davi consigli su come affrontare me stesso prima che gli altri, io pensavo una cosa sola: “Che ha perfettamente ragione, che le cose stanno esattamente così. È una cosa strana, impossibile da descrivere. Come se mi fossi entrata in testa e avessi scardinato qualche scatola di cui non conoscevo neanche l’esistenza. Ed ora sei uscita fuori, e mi spieghi parti del mio cervello che neanche pensavo di avere.

Ho sempre avuto una gran difficoltà a pensare, pensare seriamente, “Questo ha completamente ragione, è proprio così su tutta la linea”. Da stanotte so cosa significa provarlo. A suo modo, è una prima volta. La prima volta del sesso, così timida, infantile e spesso disastrosa. La prima volta che ascolti quel gruppo che-poi-diventerà-il-tuo-preferito. La prima volta che provi una sensazione. Ed è veramente assurdo. È come, che ne so, se domani scoprissi che esiste un nuovo sentimento, e lo provo.

Non credo ci sia modo di spiegare. Forse non sarebbe neanche giusto farlo, non renderebbe giustizia.

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