Essere Louis Armstrong (ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi ed amare la tromba)

“Basta un ritornello”, lo dicevo stasera ad ospiti imprecisati e non meglio identificati, di quelli che li vedi una volta e poi non li rivedi più. Di quelli che magari incontrerai per caso a Trastevere, quelli di una birra insieme al volo, quattro chiacchiere su “Come va il tuo gruppo?”/”Sai, ho scaricato ‘sto disco che…”/”Oh, ma ‘na serata insieme la volemo fa’?”/”Allora sì, daje, se risentimo” e poi il niente. Chissà che strada prendono, chissà dove andranno a finire con la loro musica, chissà i figli, quando ascolteranno i pezzi che papà componeva da giovane, chissà che penseranno.

Me lo sono sempre chiesto: se mai avrò un figlio, che penserà di me? “Sai, tuo papà si spaccava di canne in giro per Roma, suonava la batteria, ascoltava gruppi grind hardcore che ruttavano nei microfoni in deliranti spasmi cinquesecondiali, farneticava sul Comunismo e sognava un mondo in cui tutti si comportassero come piaceva a lui”. Perché alla fine è questo, che vuole la gente. O magari sarò anch’io un padre severo e ordinario, che nasconde alla prole il suo passato e la rimbrotta se trova due spini nel suo portafoglio.

Però alla fine, l’ho detto, basta un ritornello. Quando suoni puoi produrre il tuo disco che manco i Tool, puoi suonare in lungo e per largo in qualsiasi buco di Roma disposto ad ospitarti, puoi partecipare ai mille concorsi di questo mondo, ma… se non hai tre note che funzionano per trenta secondi in un pezzo, scordati di arrivare al successo. Basta una melodia accattivante e vestirsi come se fossi appena uscito da un booklet degli Strokes, poi magari anche tu finisci bigotto e fanatico della sua condizione elitaria.

Invece devi capire che quel ritornello è un gran colpo di culo, e se hai quel qualcosa dentro che gli altri non hanno, arriva il momento di tirarla fuori. So che sembra un discorso alla Holly e Benji, ma gli Afterhours ce l’hanno. I Verdena ce l’hanno. Daniele Silvestri non ce l’ha. Frankie Hi-Nrg ce l’ha, persino Le Vibrazioni – almeno un pizzico – ce l’hanno. I Tool ci vivono, i King Crimson lo sottolineano, i Soft Machine l’hanno quasi creato. I Queen non ce l’hanno mai avuto, Marco Masini ne soffre.

Ognuno ha il suo modo di rapportarsi al proprio qualcosa. Ognuno è qualcuno e qualcosa allo stesso tempo, due cose che si inseguono, a volte si confrontano, spesso vengono messe a tacere per sempre. La visione è sovrappensiero, le azioni non la rappresentano… E allora non avere paura del pallone. Il pallone è tuo amico. Il pallone è tuo amico. Il pallone è tuo amico. Il pallone è tuo amico. Il pallone è tuo amico. Il pallone è tuo amico.
Ho capito!!!

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