Nathale

Pensate a Sanremo: al festival di Sanremo vanno sempre gli stessi cantanti (da trent’anni a questa parte, più o meno). Ma quel che è peggio è che ci sono cantanti che si esibiscono dal vivo SOLO a Sanremo, che scrivono canzoni SOLO per Sanremo, che si propongono al pubblico SOLO a Sanremo. La messa di Natale al Massimo è un po’ così: ci trovi tutta quella gente che vedi SOLO in quella specifica occasione, la gente che incontri una volta l’anno, la gente del “Cerchiamo de ribeccasse prima de un anno, daje!”. Poi silenzio, lungo un anno esatto. E il 24 sera dell’anno dopo sono di nuovo lì, in attesa di chissà quale Godot, lucidi, timidi, distratti e un po’ tristi.

Poi ci sono quelli di sempre, quelli che vedi almeno due volte a settimana, ma la sera di Natale no, la sera di Natale è un po’ speciale, e vedi la gente in un’ottica diversa.

C’è Dario con il suo puntuale decalogo dell’amicizia, che vorresti scappare subito a casa per vederlo e invece dovrai attendere le due di notte per versare qualche lacrima prima di andare a letto.
C’è Paola con i suoi regali che sanno sempre di trasparente dolcezza.
C’è Alessandro che, gira gira, è sempre un bravo ragazzo e una persona piacevole.
C’è Ricky che è l’unico ad ossequiare la messa, e lo fa come fa tutte le cose, con quel senso di gioia pura raro anche nei bambini.
C’è Federico che arriva sempre tardi, trafelato, e che porta sempre il regalo più atteso.
C’è Cristiana con i suoi lunghi silenzi. Mai troppo silenzi, però.
C’è Floriana, discreta e perfettamente calata nella personalità che la fa così grande.
C’è Pepa, che forse è l’unica ad essere, a Natale, esattamente come tutti gli altri giorni, e pare strano ma questa cosa mi fa piacere e mi avvicina a lei.

C’è la gente delle due chiacchiere rapide e piacevoli.
C’è la gente che saluti a forza e con cui attendi lunghissimi minuti prima di trovare una scusa buona per andartene.
C’è il senso di vago imbarazzo verso i genitori.
C’è l’atmosfera melanconica di una festa che odio ed odierò sempre, c’è il senso di impotenza di un’umanità che, a scadenze, puntualmente si ritrova e si tuffa nei convenevoli. Senza la minima idea di dove stia andando, senza idea di che senso abbia tutto questo.

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