Ritorno al futuro è fascista

Pochi, secondo me, hanno colto una sfumatura importante del celeberrimo film Ritorno al futuro.
Nella pellicola in questione il povero Marty McFly si perde in mille disavventure in un passato più o meno remoto, e deve scapicollarsi per trovare un modo per tornare nella sua epoca.
In quest’ottica, dunque, il personaggio interpretato da Michael J. Fox appare come un eroe sventurato che lotta contro il destino, peraltro vincendolo brillantemente.

Ma ad un’analisi più attenta risulterà che il vero protagonista di Ritorno al futuro (perlomeno dei primi due capitoli) è un altro, vale a dire Biff Tannen.
Il povero Biff viene presentato, prima che le coincidenze portino Marty nel passato, come un egoista sfruttatore di un George McFly incapace di opporre la minima resistenza.
Ma, si sa, nel mondo funziona così: c’è chi nasce per fottere e chi per essere fottuto. Biff ha dunque l’unica, opinabile colpa di avere obbedito al destino.

Poco prima di tornare nel 1985, però, Martry McFly architetta un piano ingegnoso perché i suoi futuri genitori si innamorino (evento compromesso dall’inserirsi, nella dinamica dei fatto, dello stesso Marty, che qui diventa colpevole e bastardo); nel piano in questione c’è anche un’intrinseca e laboriosa opera di rivalutazione della personalità del padre, che lo porta a gonfiare il suo orgoglio e tirare fuori le palle come una persona normale.

Finisce, così, che Biff, prima che Marty torni nel futuro/presente, si becca un bel cartone sui denti, e da lì George McFly ottiene un incredibile rispetto che lo porta a diventare uomo in gamba e spiritoso, fino a sottomettere lo stesso Biff. E’ questa, quindi, la chiave del problema: tra Biff e George si invertono le parti, e solo per le scaramucce e le prese di posizione di un ragazzo del futuro che nel 1985 non avrebbe mai dovuto starci, se non fosse stato per la sua incontrollabile abilità nel creare casini.

Il risultato, dunque, non mette in luce un mondo migliore: non esiste uno sfruttatore di meno, perché il posto che era di Biff ora l’ha preso George. Marty McFly, ordunque, non è un paladino della libertà che lotta per un mondo migliore, ma un reazionario ed egoista fomentatore di odio che non vuole far altro che mantenere lo status quo (a parti inverse, beninteso, il che lo rende ancora più avido e insopportabile).

Il povero Biff cercherà, nel secondo episodio, di riconquistare il successo e l’onore che il destino gli aveva attribuito, consegnando al suo alter ego più giovane un almanacco sportivo prelevato dal futuro con tutti i risultati delle competizioni sportive dal ’50 al 2000. Inutile dire, del resto, che anche questo piano sarà sventato da Marty e Doc, non senza problemi e peripezie.

Marty e Doc sono due perfidi manipolatori del destino che agiscono solo per conto dei propri interessi (salvare la propria famiglia dai danni da loro stessi causati) e per danneggiare quello di Biff, un povero Cristo che ne paga le conseguenze.

CONCLUSIONE:
Marty e Doc sono i veri antagonisti della pellicola, Biff è il simbolo della civiltà moderna, scavalcato e sconfitto dalla frenesia e dall’avidità della società occidentale post-bellica.

Abbasso Mary e Doc, fascisti malcelati, viva Biff Tannen, Biff Tannen vive!

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