I need some innocence tonite

Vedere gli Afterhours per la quarta volta, ieri, è stato un po’ come vederli per la prima. Una sorta di riepilogo di tutto ciò che questo gruppo ha rappresentato per me, anche guardando la scaletta: tantissimi i pezzi vecchi, meno quelli più recenti. Quattro volte hanno finto che il concerto fosse finito, quattro volte sono tornati e mi hanno colpito al cuore con il loro fioretto all’ossimoro: ruvido, grezzo e spartano.

Vedere gli Afterhours con una compagnia diversa rispetto a quella preventivata mi ha fatto sentire che stavo perdendo qualcosa in un campo e guadagnandone in un altro. Per la prima volta non ho cantato, non mi sono mosso al ritmo della musica come faccio sempre, non ho sorriso come ogni volta che guardo un gruppo suonare – perché so cosa si prova a stare dall’altra parte del palco e rido nel saperli gioiosi della loro condizione.

Per la prima volta ho ascoltato il concerto in completo silenzio, accennando con le labbra silenziose solo i pezzi che era inevitabile scandire, come “Quello che non c’è” e “Ossigeno”. Ho preferito, per il resto, guardare Manuel & C. in silenzio, le braccia conserte, gli occhi fissi sul palco, la bocca immobile e uno sguardo un po’ triste trapiantato in faccia. Non ho neanche cagato più di tanto il batterista, elemento che normalmente quasi torturo nello scrutarlo ossessivamente.

Un gruppo che, pur remoto in qualche angolo del mio cuore e discreto nel tirarmi le sue stoccate, per me ha significato tanto. Mio padre assente, il dissolversi dei miei sentimenti, il divenire cupo e freddo che solo recentemente qualcuno è riuscito a spazzar via. Non posso allora che ringraziare Ricky, Riccardo, Denix, Federico, il Nano e tutti quelli che in questo momento mi fanno sentire felice. E gli Afterhours, che ogni tanto non mancano di ricordarmi che, sotto sotto, sono ancora e sempre un po’ triste.

Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
il mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco
il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
quello che non c’è

Curo le foglie, saranno forti
se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
ma questo è camminare alto sull’acqua e
su quello che non c’è…

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