Orgoglio

“È tutta questione di sapersi adattare.”
“Nel senso?”
“Ti faccio un esempio: se io e te – due uomini in generale, intendo – stessimo insieme, che cazzo ce ne fregherebbe di tutte le seghe mentali che si fanno le coppie eterosessuali sul ‘non mi chiami mai’, ‘ieri con chi sei uscito’, ‘non so se mi sento così coinvolta/o’, ‘sto passando un periodo difficile e vorrei un po’ di tempo per me’? Un cazzo, ce ne fregherebbe, te lo assicuro. Staremmo solo tutto il giorno a scopare e dire cazzate, perché tanto ‘sti cazzi, stiamo bene così. Invece quando stai con una ragazza devi adattarti alle circostanze.”
“Non sono d’accordo.”.
“Ah no? E perché?”
“Te lo faccio io un esempio stavolta. Venerdì scorso ero in un locale con tre ragazze che non conoscevo…”.
“Beato fra le donne!”
“…e c’era una musica fantastica. Quel tipo di musica che, anche se viene da un mondo totalmente diverso dal tuo, parla la tua stessa lingua. E tu stai lì che la ascolti e ti fai catturare dalla melodia, le porgi il fianco, le mostri i tuoi punti deboli e ti rallegri del fatto che essa te li metta a nudo, magari anche un po’ scherzandoci. Ed è strano perché le persone sono là, fisicamente, dico cioè che sono là nel senso fisico della parola, ma la musica è un’atmosfera costante che sfiora le labbra di ciascuna delle tre persone che hai davanti, e dà loro un senso, le modella, le rende comprensibili e simpatiche anche se non c’entrano niente con te. Anche se non le conosci minimamente. E tu lo sai cosa è in grado di fare una buona colonna sonora. Può rendere tutto più docile, più sensato, più amaranto. E sai cosa ho pensato io? Che mi trovavo in un pub in cui non ero mai stato, davanti a tre ragazze completamente diverse da me e che non avevo mai visto prima, e tutto questo – solo per la presenza della musica – aveva inspiegabilmente un senso. Cioè, non che capissi bene quale, ma capivo che c’era una ragione perché io stessi là, e io mi trovavo bene a stare là. Era giusto che io stessi là, non mi ero forzato a farlo, perché quella musica che pervadeva l’atmosfera, e colorava di amaranto anche loro tre, mi suggeriva che quello che stavo facendo era giusto, e mi piaceva.”
“E tutto questo che cazzo c’entra con quello che dicevo io?”.
“C’entra. Eccome se c’entra. Perché quella musica venerdì era seduta al mio fianco, mi stringeva le mani. E mi baciava ed abbracciava mentre le tre amiche erano al bagno”.

Share this...
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on RedditEmail this to someone

Commenta

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *