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La macchina, sempre la stessa. I finestrini chiusi a raccogliere il calore dei sospiri, i sedili abbassati in cerca di una comodità impossibile da ottenere, una stradina che sarà sempre e comunque troppo illuminata. E la radio, quella radio soffusa che accoglie un cd privo di normalizzazione dei file audio, che rende i volumi diversi da canzone a canzone. Ed è bello così, è ancora più bello così, perché all’inizio di ogni pezzo ti devi muovere da un’assurda posizione per alzare o abbassare il volume, finendo inevitabilmente per dare importanza ad ogni singola nota. Ed ogni canzone è un momento, è una didascalia, triste, allegra o dolceamara. Gli occhi chiusi ad ascoltare una voce che si sovrappone a quella di T.Y., meno criptica e infantile ma altrettanto penetrante. Rimango così, ramingo, ad ascoltare le note scivolarmi adosso e colpirmi da due fuochi diversi. Poi, il miracolo. Ultime due tracce, musica di un paese che non conosco, pezzi solo strumentali. La chitarra getta la base, la voce fuori dalla radio (e ormai sempre più nella mia testa) attacca a cantare in una lingua a me ignota. Mantengo gli occhi chiusi e da quel momento niente ha importanza, non è fondamentale capire le parole, non è fondamentale niente, a parte quella splendida sovrapposizione di chitarra elettrica e calda voce dell’Est. Mi faccio rapire dalla melodia, solo ed esclusivamente dalla melodia, lasciandomi sfuggire un imperativo: “Canta”. E mi viene in mente che quella voce, quella voce da musicista profana ha capito tutto, ha capito la musica del mondo ed ora me la sta cantando. E mi viene da piangere pensando a questi momenti, e andando con la mente alle uniche parole che in quella circostanza vennero pronunciate in un idioma a me noto: “Avremo tempo” e “Sembra che ti conosca da tanto”.

All I ever wanted
All I ever needed
Is here
In my arms
Words are very
unnecessary
They can only do harm
Can only do harm

All that no-one sees,
You see,
What’s inside of me,
Every nerve that hurts,
You heal,
Deep inside of me, oo-oohh,
You don’t have to speak,
I feel.

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