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SUPERBOMBER MARCO AMELIA
Partizan Belgrado – Livorno, è il 41′ del secondo tempo e i compagni amaranto stanno affondando per 1-0: Marco Amelia, portiere labronico (ex Roma, guarda un po’), si porta coraggiosamente in avanti e, di testa, sigla il gol del pareggio. Gira voce che anche lo stesso allenatore del Partizan, una volta vista l’impresa dell’estremo difensore livornese, si sia alzato in piedi battendo le mani ed incitando i suoi supporters a cantare “Superbomber Marco Amelia, Superbomber Marco Amelia…”.

NO, METRO, NON PARTI!
Ore 8:30 del mattino, come al solito sono in ritardo, ho lezione alle nove. Arrivo a Magliana e vedo uno stuolo di gente che manco alle Poste Italiane. Arriva la tanto attesa metro, per arrivare fino a Castro Pretorio impiega ben 45 minuti (l’intervallo Garbatella – Basilica S.Paolo ricordava vagamente il Becketts di “Waiting for Godot”) per poi regalarci una splendida notizia: non arriverà a Policlinico causa incidente alla stazione Tiburtina. Conclusione: circa un’ora per arrivare in fuckoltà (scarpinata da Castro Pretorio a via del Castro Laurenziano compresa) e stare a sentire un professore cazzeggione che avrà fatto sì e no 45 secondi netti di lezione.

THE SCENT OF MAGNOLIA
Fu il primo giorno di freddo. Una birra, qualche pistacchio avanzato, un Cointreau che – assoluto – era certo meglio di quel bibitone che fu cornice imbevibile l’altra sera. Qualche centinaio di metri a piedi, qualche strada sbagliata che no, non importa, chissenefrega. Quello che c’è intorno non conta, che sia un Sidis, una piazza più vuota del solito, un pub centrale ed affollato. Tutto un recipiente semivuoto, colmo solo di sorrisi a tuttidenti e dita incrociate tra un discorso e un’altro. Qualche canzone nell’aria densa e calda, le note che aleggiano nell’aria e scaldano i finestrini appannati dai respiri che intervallano parole coadiuvate dalle mani nei capelli: “Ma dove sei stato tutto questo tempo?”.

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