Sdoppiamenti ed effervescenze della persona

Ci sono davvero poche certezze nella vita. Io, fino a prova contraria, penso di essere un uomo. Ma magari c’è chi mi vede come un ragazzo, come un pischello, come un pisquo, come un bambino o mille altre accezioni del genere. Rapportarsi agli altri è tutta una questione di punti di vista, ci sono mille Claudio, ognuno con un valore diverso, con una personalità diversa, con pregi e difetti diversi a seconda dell’opinione di chi lo inquadra.

La schizofrenia, le crisi d’identità, in questo senso, sono dettate dagli altri. Mettiamo, dunque, che io cada in una di queste crisi. Immagino che dovrei andare da uno psicologo, o addirittura da uno psichiatra, e in quest’ultima ipotesi mi verrebbe prescritto un medicinale, sicuramente qualcosa di più di una valeriana. Ma allora, perché non darlo a loro? Perché non darlo alle persone che non mi sanno inquadrare, quelle che non sanno dare un valore, una personalità, pregi e difetti specifici al Claudio in questione?

Non sarei io ad essere malato, ma loro. “Io sono vivo, voi siete morti”, come diceva Philip K. Dick. Che in effetti non fu il più sano degli scrittori, direte voi. Io non sono A, non sono B, ma non esiste un C che mi rappresenti.

È una questione di qualità, o una formalità, non ricordo più bene, una formalità.

VOCE X: “Claudio, ma stai bene?”
No, che non sto bene. No, cazzo, non si vede, perdìo?
VOCE Y: “Ti vedo poco lucido.”
Tu almeno mi vedi in una maniera precisa.
VOCE Z: “Dai, allora ci sentiamo.”
Sentiamoci, sentiamoci. Con chi, però? Con quale Claudio? Con quello che non esiste?

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