Cammino solo

“Un pacchetto di Marlboro Lights da 10 e queste.”
“Due e ottanta.”
“Grazie.”

Viale America.
Accelero il passo, mi defilo, non voglio farmi vedere, non voglio che si avvicini ancora. Taglio tutto il laghetto, vedo la macchina ferma al lato della strada, non mi faccio notare. Mentre attraverso il prato incontro Freddy. Cristo, proprio ora. “Bella Freddy, come va?, scusa ti lascio, ché è proprio una serata di merda”. Borbotta qualcosa, non capisco cosa, sorrido forzatamente e vado via. Arrivo davanti alla Conca d’oro, mi siedo in attesa dell’autobus. La macchina mi passa davanti ma non mi vede, bene. Guardo la tabella. L’ultimo autobus della serata è quello che ho visto passare mentre camminavo nel parco del laghetto. Poco male, vado a piedi.

Via della Tecnica.
Mi vede, attraverso la strada correndo, rischio due volte di essere investito, scappo. Non rispondo al telefono, vado avanti, incrocio gente che mi guarda strana. Passo davanti Giolitti, giro a destra all’incrocio e torno su via della Tecnica. Mi chiama, stavolta rispondo, dice che deve dirmi una cosa, aspetto, chissà che mi deve dire. La vedo sbagliare strada, poi mi raggiunge, mi dice la cosa, come pensavo è una stronzata. Accelero il passo, aspetto che giri per imboccare la Colombo e tiro dritto su via della Grande Muraglia.

Via della Grande Muraglia.
Mi raggiunge, mi farnetica qualcosa, scappo in mezzo ai cespugli e mi riempio di ragnatele. Quando rientro sulla strada la macchina non c’è più, non la vedrò più e non mi chiamerà più. Finalmente solo con tutti i miei pensieri. Cammino dritto, dò un pugno fortissimo ad un cassonetto e mi faccio pure male, davanti a me gente tira dritto, andate a fanculo, non sono mica un delinquente. O sì?

Via delle Costellazioni.
A scrivere sembra poco ma ho camminato in tutto quasi un’ora. Via delle Costellazioni è buia, buia in culo, e quel che è peggio è pieno di puttane. Che mi fischiano, attraversano la strada e mi si avvicinano, una tenta addirittura di afferrarmi. Accelero il passo ostentando sicurezza, indifferenza e magari un barlume di minacciosità, ma in verità mi cago sotto. Il cuore mi scoppia e penso di morire da un momento all’altro, passa una vettura dei caramba, e se chiedessi aiuto? Ma lascio perdere, tanto se devo morire un momento vale l’altro ed è inutile farsi problemi di questo tipo.

Via Domenico Jachino.
Cammino spedito, ormai sono quasi arrivato. Sono veramente zuppo di sudore. Ci sono altre puttane, non mi cago più sotto. Imbocco la via di casa mia.

Via Achille Barilatti.
Accelero ancora. Mi aspetto di trovarla lì, davanti casa, la macchina, ed ho già pronta una strategia: mi affaccio dopo il curvone, e se la trovo, senza farmi notare, torno indietro ed entro dal giardino scavalcando il muretto. Invece non c’è, per fortuna e purtroppo. Apro il cancello, imbocco a casa e dò la buonanotte a mamma come se nulla fosse successo.
Come se tutto fosse a posto.
Zuppo, lercio di sudore.

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