Il ghiro

Adesso dorme, ogni tanto si sveglia.
E quando si sveglia urla, sbraita, sbava come un cane idrofobo.
Poi, nella sua irritante tranquillità, torna ad assopirsi.
Mi dorme accanto alle orecchie, e so che prima o poi tornerà a svegliarsi.

Ed è proprio questo che mi fa male.
Che mi fa urlare, sbraitare e sbavare come un cane idrofobo.
Mentre lui dorme.
Perché so che tornerà a svegliarsi.

Così, mentre lui dorme io urlo, sbraito e sbavo come un cane idrofobo.
Così, mentre lui urla, sbraita e sbava come un cane idrofobo, io.
Urlo, sbraito e sbavo come un cane idrofobo?
(E che differenza ci sarebbe tra una condizione e l’altra, a questo punto?)
(Tra la felicità e la tristezza?)
(Tra il mezzo burino e la sciallezza?)

Dormo?
(E che senso ha, allora?)
(Vivo il contrario dei suoi sentimenti?)
(O il contrario dei miei?)

Forse è il caso. Di andare all’università.
Mi lavo, mi vesto e vado, ché c’è Guido che mi aspetta.
Mezzo burino.
(O sciallezza?)

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