Non è un gran bel periodo (ovvero: come godere della nobile efficacia dell’eufemismo)

Oggi ho messo a posto camera mia ed ho pianto. Poi ho buttato qualche giornale vecchio ed alcuni fogli inutili, ed ho pianto. L’ordine naturale delle cose, nella forma in cui è mutato negli ultimi mesi, sta diventando per me insostenibile, e questo mi sconvolge perché non riesco a trovare il nucleo, il pilastro di questa instabilità, circondato da una serie di scelte e di situazioni che, nella loro lancinante dolorosità, mi sembrano cinicamente corrette. Ho una serie di dubbi e di problemi non meglio identificati e ancor meno focalizzati, così rischio costantemente di associare ognuno di essi a quello focale, il cardine del mio stato di apatia. Questo accade perché non sono in grado di vedere la dimensione reale delle cose e il ruolo che esse stesse ricoprono, attualmente, nella mia vita.

Mi è successa anche un’altra cosa strana, oggi, che spero non sia collegata al resto. Dopo essere uscito un attimo di casa a fare non so cosa, forse una passeggiata, ho sentito per la prima volta da tanto tempo di volere bene a mia madre. Mi spaventa, perché l’immagine immediatamente successiva è stata mia madre per com’è da quando mio padre è morto.

Mette a posto camera mia e piange.
Mette lo zucchero nel caffè e piange.
Accende la televisione, la spegne e piange.
Si mette a letto e piange.
Si sveglia la mattina e piange.

Piange.

Post correlati secondo criteri di dubbia valenza scientifica

Commenta

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *