Auditorium della Conciliazione

Mi sono sempre detto che l’aspetto più affascinante dei personaggi di Baricco è la netta sensazione che gli stessi camminino ad un metro da terra. Era così anche una delle Sagome, cioè i musicisti che hanno accompagnato Morgan nel tour di Non al denaro non all’amore né al cielo. Ora che anche io mi sento un po’ così, però, davvero capisco che non c’è uno stracazzo di niente da invidiare ad una serie di coglioni che passano il 70% del loro tempo in una malinconica tristezza.

Così, nell’ennesimo dei significati possibili, sono un coglione un’altra volta. Sembra quasi che la società sia lì lì pronta ad etichettartici ogni volta che capita l’occasione, servita sul piatto d’argento dal Berlusconi o dal Baricco di turno. Non ho ancora realizzato al 100% il ritorno dal Perù, ed è una cosa strana perché non mi capita mai. Riesco spesso ad ammortizzare questi dolori ed a lasciar scivolare tutto tra una tiepida nebbiolina in qualche angolo della testa.

Questa volta, invece, credo proprio che ci sia più di qualcosa che non voglio scordare del Perù. Anche se non so quanto questa cosa sia là o qui addosso a me. Non conoscendo la cosa in questione, non posso ovviamente conoscerne l’ubicazione. E mi sale un dubbio un po’ particolare, un po’ stimolante. Sì, perché ora come ora ho la sensazione di aver vissuto qualcosa, qualcosa che non so cosa sia né tantomeno dove sia, so solo che esiste.

La gioia?

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