Ottobre

Ottobre, tempo di primarie e di Comunismo. Un vento umido bagna i prati della ruralità romana, come quella soffice brezza che un tempo soffiava da nord, da sud, da est o da ovest, mentre oggi questo non succede più. Ad oggi neanche al vento è concesso di prendere una posizione netta, e dunque gli tocca spirare dal centro-nord, dal centro-sud, dal centro-est o dal centro-ovest. Tutto è limitato, tutto è zoppo, tutto impreciso.

Ottobre, tempo di schede elettorali sudate e di Comunismo. Vai a votare con un’amica, con il sorriso sulle labbra aspetti il tuo turno al seggio, ancora indeciso, ancora dubbioso su chi scegliere, sul nome su cui calare la croce. E quasi ti piace, quell’indecisione, quasi ti ci crogioli dentro. Ti piace perché pensi che nasca da un ventaglio di alternative valide, da una pluralità di politici, ognuno con la sua ragion d’essere, ognuno con il suo motivo per essere votato. E invece non realizzi che non hai certezze solo perché devi “turarti il naso” (a buon intenditor) e votare il meno peggio. Tutto è mediocre, tutto moderato, tutto è secco.

Ottobre, tempo di fogli calati nelle urne e di Comunismo. Prima di votare – nella sezione della Margherita, poi – guardi sconsolato i candidati, i simboli dei loro partiti che sembrano vuoti, afflosciati. Scarni. Vedi una quercia (che neanche ha presentato nessuno) e una rosa alla sua base, e pensi a quanto era bello, o quanto era meno peggio, quando al posto della rosa c’era una Falce e un Martello. Pensi a quanto era tutto più roseo quando quel partito sfoggiava la Falce e il Martello quasi con orgoglio, nel suo simbolo. Pensi al suggestivo nome, Partito Comunista Italiano, alle campagne della Siberia, a Togliattigrado. Pensi a nomi che oggi sono utopie, nomi come Enrico Berlinguer. Oggi non è più così. Tutto è lento, tutto è immobile, tutto è fascista.

Post correlati secondo criteri di dubbia valenza scientifica

Commenta

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *