Stagioni

Oggi mi è capitato un episodio che, nella sua banalità, mi ha fatto riflettere su argomenti ben più importanti, di certo fondamentali nella mia vita. Stavo entrando nel palazzo dove abito, e ho avuto uno scambio di battute con un ragazzino (circa 13 anni) che abita al piano di sotto.

Niente di speciale, le classiche stupidaggini che si dicono quando incontri qualcuno che ha la metà o il doppio degli anni che hai tu, con quel suo velato senso di rispetto (completamente immotivato) nei confronti dei ragazzi più grandi, quelli che fanno “la vita”.

Mi ha fatto effetto pensare che fino a pochi anni fa (o perlomeno, a me sembrano pochi, il che è peggio) ero anch’io così, e vedevo anch’io le ragazze e i ragazzi ultraventenni come personaggi di un mondo un po’ a parte dove io non potevo ancora entrare.

Ed è un po’ come il Comunismo, no?
Dopo che sei stato fascista per una vita, dopo che hai difeso fino allo stremo il Duce e la sua Quota Novanta, un giorno arriva il momento di guardarti allo specchio e dire: “È ora di crescere. È ora di darsi al Comunismo”.

E per me incontrare quel ragazzo è stato come guardare indietro, con vergogna e tenerezza, al mio passato. Il mio passato da bambino, da Fascista.
L’uomo è progettato per essere Comunista.
Diventare Comunista non è un passo difficile o elitario: è la naturale evoluzione dell’essere umano.
L’uomo nasce Capitalista, cresce Fascista e matura Comunista, anche se si dichiara solo una di queste tre cose per almeno due delle tre stagioni.
Diventare Comunista è il passo avanti nella scala evolutiva, è la conferma della teoria darwiniana: chi ha doti maggiori va avanti a scapito degli altri. E, da che mondo è mondo, si sa che i Comunisti hanno doti maggiori.

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